Ormai prossima l'uscita del terzo romanzo storico di Giovanni Raminelli.
martedì 21 aprile 2020
lunedì 24 dicembre 2018
Esce la seconda edizione del libro sulla Venerabile FLORA MANFRINATI
Con una prefazione del Cardinale Giuseppe Versaldi, Prefetto
della Congregazione Vaticana per l’Educazione Cattolica, esce in questi giorni
per i tipi delle edizioni San Paolo, la seconda edizione rivista ed aggiornata del
libro di Giovanni Raminelli “Flora
Manfrinati, apostola laica. Una vita di carità nella luce della croce”. La
prima edizione uscì nel 2003 e contribuì ad una migliore conoscenza della
venerabile Manfrinati, che visse anche a Serravalle e nella cui chiesa nel 1912
ricevette il sacramento della Sacra Cresima dalle mani dell’arcivescovo di
Ravenna. La vicenda di questa donna, che a Torino ha fondato l’Opera di Nostra
Signora Universale, tutt’ora operante nel campo della educazione delle giovani
generazioni attraverso l’impegno della Educatrici Apostole, viene narrata nelle
188 pagine del libro, che è reperibile e ordinabile nelle librerie cattoliche
San Paolo al prezzo di Euro 10. Giovanni Raminelli ha espressamente rinunciato
sia nella prima che nella seconda edizione ai diritti d’autore a scopo benefico
e si augura che soprattutto a Serravalle venga conosciuta la venerabile
Manfrinati dato che dall’ottobre 2003 la sala della parrocchia è stata dedicata
proprio a lei, che nell’infanzia visse con la famiglia alla Crepalda Vecchia,
al Dosso Marianti e alla Crepaldina. Attualmente, oltre a Torino, la venerabile
è ricordata nel Centro di preghiera a Mottatonda Nuova di Gherardi ove si trova
la sua casa natale.
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Giovanni Raminelli
giovedì 8 novembre 2018
Pubblicato il Diario di Anselmo Morelli "La storia della mia vita militare"
Un mio nuovo lavoro viene alla luce in questi giorni con il
patrocinio del Comune di Berra e dell’Istituto di Storia Contemporanea di
Ferrara. Si tratta della pubblicazione, con commento e note, del Diario di
Anselmo Morelli La storia della mia vita militare. È un agile volumetto di
sessanta pagine contenenti i ricordi della partecipazione alla Grande Guerra
stesi da Anselmo Morelli nel 1956. Come afferma il Dr. Alberto Astolfi in un
suo intervento a nome dell’Amministrazione Comunale di Berra “La pubblicazione
del diario di Anselmo Morelli, curata proprio da Raminelli, compone e completa
il quadro storico e biografico attorno alla figura di Morelli già avviata con la
pubblicazione del 2004 “Anselmo Morelli. Poesie popolari di un ricevitor
postale”, ampliandone la figura non solo in chiave letteraria, ma di fatto, con
queste sue memorie, in chiave storica in un particolare periodo della storia
d’Italia come sono appunto i cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale.
Un documento prezioso che ci riporta e ci descrive fedelmente fasi di vita ed
eventi che difficilmente oggi si potrebbero comprendere”. E la Dr.ssa Anna
Quarzi direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara scrive: “Il
diario del Morelli, nonostante sia un diario postumo, composto decenni dopo
attraverso appunti e ricordi, non perde il suo fascino storiografico, ma anzi è
testimone di una memoria ormai sedimentata e matura dell’autore. La vicenda
esistenziale di Anselmo Morelli meritava una riflessione proprio perché incarna
alla perfezione l’uomo che crede fermamente nel potere della scrittura e della
cultura per risollevare la propria iniziale condizione di svantaggio economico
familiare. Morelli infatti nasce in una povera famiglia che non può
permettergli studi adeguati alle sue notevoli capacità. E Giovanni Raminelli,
vista la sua lunga esperienza come dirigente scolastico e come storico, non
poteva farsi sfuggire l’indagine su di un personaggio tanto interessante quanto
emblematico. La penna di Raminelli è inconfondibile nel commento al diario
dove, come in tutti i suoi altri lavori, emerge la tempra dello storico attento
e scrupoloso che ha saputo negli anni dare nuova linfa alla storia locale”. Le
vicende e le memorie di Anselmo Morelli sono trascritte e commentate con
notizie, dati e spiegazioni che rendono il lavoro una tessera del mosaico
diaristico che a livello nazionale, in questi anni, ha dato luogo, anche in tal
modo, alla giusta commemorazione del centenario della Prima Guerra Mondiale. Il
libro viene ufficialmente presentato a Berra il 9 novembre, nel teatro
comunale, alle ore 9,30 e donato ai ragazzi delle scuole (V^ elementare e III^
media), che sono invitati a leggerlo e a produrre qualche lavoro per una
migliore conoscenza della storia nazionale. Come autore, ritengo sia
interessante l’aver riportato anche copie di lettere che il Morelli scriveva
alla moglie dal fronte, alcune fotografie scattate in quegli anni, nonché una serie
di dati che il Morelli annotò mentre prestava servizio nei reparti di
sussistenza in relazione alla composizione delle dotazioni alimentari per i
militari.
Giovanni Raminelli
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lunedì 9 aprile 2018
...disponibile il sequel del primo romanzo....
Pubblico la recensione realizzata da un caro amico al mio secondo romanzo, le cui vicende completano quelle narrate nel primo, uscito nel 2016. Il libro verrà presentato il sabato 5 maggio 2018, alle ore 16, a pomposa (Ferrara) nell'ambito delle iniziative della "Primavera Pomposiana 2018". Chi fosse interessato potrà acquistarlo a Pomposa, oppure a Serravalle (Ferrara) presso la tabaccheria-cartoleria di Broggio Dario, o ancora alla libreria "Apogeo" di Adria (Rovigo). Chi desiderasse l'invio per posta può scrivere all'indirizzo e-mail: historicus@outlook.it
Giovanni Raminelli
Come aveva promesso, Giovanni Raminelli completa le vicende
del suo primo romanzo storico (uscito alla fine del 2016) con il nuovo, intitolato
“Trionfo
di amore e giustizia a Serravalle terra pontificia nell’anno del Signore 1838”.
La storia portata alla ribalta da Raminelli (tutta legata al paese di
Serravalle, alla villa del conte Giglioli, alle antiche famiglie, alle tenute e
possessioni i cui nomi ancora oggi esistono, ai rapporti con la sponda fluviale
austriacante del Lombardo-Veneto) trova ora compimento con lo svelarsi dei
protagonisti della congiura che aveva visto nel primo libro la morte del
venditore ambulante Giuseppe Barocchi. Galeazzo Giuliani, nell’indirizzo di
apertura ai lettori, segnala che Raminelli, “con la magia dello
storico, che fa rivivere persone ed epoche, affronta il caso, indaga sul
delitto e tenta di far trionfare la giustizia
terrena. Per far ciò riapre il sipario su quell’umanità apparentemente
insignificante che viveva lungo la sponda destra del Grande Fiume e brulicava
con reverenza oggi ignota, attorno alla Villa Giglioli, avamposto di civiltà
urbana fiorito a nobilitare una terra, all’epoca, per molti aspetti, selvaggia
e inospitale.” Attorno
alle indagini per scoprire i colpevoli del delitto, scorre infatti parallela la
vita di una comunità segnata da disgrazie come l’incendio delle canne palustri
in valle, dalle fatiche del vivere quotidiano di chi si dedica al contrabbando,
dalla smodata ricerca del facile benessere attraverso le torbide e meschine
azioni di chi vede solo nel denaro la prospettiva di una vita migliore. Anche
in questo secondo romanzo, l’Autore nobilita lo scorrere delle vicende con la
semplicità e la purezza di cuore di due giovani che, in aggiunta alla coetanea
coppia del primo lavoro, potranno come nelle favole, non senza difficoltà,
coronare il loro sogno d’amore. I colpevoli del delitto, animati da freddezza
d’animo, bramosia di ricchezza e libidinosa passione, subiranno le condanne
comminate da un tribunale di prima istanza guidato dal gonfaloniere pontificio,
mentre il paese ritornerà alla normale vita d’ogni giorno. Ancora una volta
Raminelli, con una prosa accattivante a tratti con effetti teatrali, con
dialoghi incalzanti, con descrizioni ambientali segni di una approfondita
conoscenza della storia del territorio, con personaggi egregiamente dipinti
nelle loro caratteristiche fisiche e psichiche, ci porta in un mondo temporalmente
lontano ma ricco di suggestioni. Un libro con una prosa godibile e da
promuovere, come il primo romanzo, ma soprattutto un libro per tutti, che dà
spazio in poco più di cento pagine, a una serie di immagini e situazioni che
consentono di comprendere meglio le radici umane, sociali e storiche di questa
zona all’inizio del delta. (Zan.Di Pac.)
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lunedì 26 febbraio 2018
La villa dei Conti Giglioli a Serravalle (Ferrara): un bene da recuperare.
Ho avuto modo di interessarmi
alle vicende e alla situazione di Villa Giglioli a Serravalle fin dai primi
momenti successivi alla semi-distruzione causata dall’incendio nella notte tra
il 31 dicembre 2008 e l’1 gennaio 2009. A distanza di nove anni, concluso
l’iter giudiziario penale e civile, occorre ora guardare alla messa in
sicurezza di ciò che è rimasto e al recupero e restauro delle parti architettoniche
e artistiche ancora presenti. Non traccio qui se non un breve excursus relativo
alla storia dei due manufatti storicamente più importanti (La Villa e
l’Oratorio), sottolineando la somma necessità di una messa in sicurezza di ciò
che resta e di un veloce recupero di quanto si è salvato dalla distruzione.
Faccio notare che la proprietà ha sempre messo a disposizione della comunità
civile e di quella religiosa spazi e edifici, credendo nel valore educativo e
turistico di un luogo tanto ricco di storia. I meriti in campo culturale degli
eredi Giglioli sono ben evidenti. Essi, infatti, fin dall’anno 2000-2001 hanno
donato l’intero patrimonio archivistico di Casa Giglioli all’Istituto di Studi
Rinascimentali: una ricchissima dotazione documentaristica che racconta gran
parte della storia della Città e del territorio. La distruzione di buona parte
della villa di Serravalle è stata, anche sotto questo punto di vista, uno
sfregio alla storia e alla cultura ferraresi. Gli eredi hanno poi collaborato per
produrre uno studio progettuale inerente il restauro funzionale della Villa.
Nell’anno accademico 2011-12, alla facoltà di architettura dell’università
degli studi di Palermo, è stata presentata la tesi redatta da Margherita
Martina Emma (Relatori: prof. Ing. C. Cucchiara, Prof.ssa Arch. L. Gargagliano,
Prof. Arch. F. Tommaselli, Prof. Arch. G.M. Ventimiglia) avente per titolo:
“PROGETTO DI RESTAURO E RIFUNZIONALIZZAZIONE DI PALAZZO GIGLIOLI”. Secondo tale
progetto andrebbero tutelati i pochi fabbricati ancora esistenti nell’area, con
l’intenzione di un recupero, restauro ed utilizzo, così da renderli accessibili
e godibili in ogni parte con l’individuazione di destinazioni d’uso compatibili
e aperte a tutti i cittadini, residenti, ospiti, visitatori, scolaresche,
anziani, diversamente abili, senza alcuna limitazione: ciò sarebbe un valido
impegno per evitare che dall'
abbandono, dal degrado, dal vandalismo e dalla
noncuranza derivi la perdita totale dell’unico vero monumento storico del
nostro territorio. Il complesso, infatti, costituito dalla Villa settecentesca,
dai fabbricati di servizio, dal grande parco, dalla Cappella gentilizia,
dovrebbe rientrare a pieno titolo fra le realtà più significative del Basso
Ferrarese sia per l’interesse storico che per quello turistico-fluviale
(Ciclabile Destra Po - Approdo fluviale di Serravalle – Insediamento La Porta
del delta).
A
metà del secolo XV quando Giglioli, e più propriamente Giacomo, vennero
investiti del titolo comitale e della contea di Serravalle, costruirono nel
luogo ove ancora oggi esiste la villa, una dimora a forma di torre. Attorno al
piccolo maniero si formò un piccolo agglomerato di capanne e tuguri, vera e
propria oasi in mezzo alle paludi, alimentate dalle continue e disastrose rotte
del fiume Po. La famiglia Giglioli – che pure mantenne il palazzo in Ferrara e
molte altre proprietà immobiliari e terriere in varie zone del Ferrarese e del
Veneto - provvide a costruire nel tempo molti fabbricati rurali e provvide
anche al rialzo delle strutture arginali per lungo tratto della sponda
serravallese del Po di Goro (anticamente detto “di Ariano”). Dopo il ritiro a
Serravalle causato dall’arrivo della dominazione pontificia, nel 1598, a
seguito della morte senza prole maschile dell’ultimo duca estense Alfonso II,
la costruzione subì varie modifiche. Ai
primi dell’Ottocento la torre venne demolita quasi per intero e ad essa si
sostituì sul lato nord la cimasa di chiaro stile neoclassico. Alle finestre ed
ai portali di ingresso furono apposti i frontini e aggiunte le scalinate. C’era
anche un piccolo colonnato che sorreggeva il balcone a nord ma esso poi
scomparve (come risultava da una pittura realizzata al piano nobile da Rosa
Giglioli ed ora andata perduta con il recente incendio). Il pittore ferrarese
Francesco Migliari decorò nel 1825 molte stanze e soffitti, altre decorazioni furono
realizzate dalla già citata Rosa Giglioli. Ultimi grandi lavori e sistemazione
di arredo si ebbero durante la vita del conte Arturo (1872-1948).
L’ORATORIO
(Storia)
Il
fabbricato si erge sul lato nord, con il portale ad ovest, e pare esistesse già
alla metà del Settecento. Prova ne sia il fatto che esso compare citato nel
libro Adriensium Episcoporum series
historico-chronologica monumenis illustrata (Padova, 1788) del Vescovo di
Adria Mons. Arnaldo Speroni degli Alvarotti. La più antica pietra tombale posta
nel pavimento dell’oratorio risale alla metà del secolo XVIII. Nel 1833 si ebbe
un radicale restauro (come ricorda una scritta dipinta sopra la porta
d’ingresso). Nell’oratorio riposano i resti mortali di Ermanno Maffei-Giglioli,
morto ventenne ed intimo di Lodovico Ticchioni (partigiano, medaglia d’oro
della Resistenza). Il conte Arturo, nel 1947, a ricordo del nipote, fece
accomodare nell’oratorio una balaustra e un altare cinquecentesco, ottimamente
intarsiato di marmi, proveniente da una villa veneta dei Grimaldi del
Terraglio. Per quanto riguarda le sepolture vale la pena ricordare che
nell’oratorio sono conservati i resti di Luigi Giglioli, figlio del conte
Gaetano, morto nel 1861, di anni, 52, graduato dei Bersaglieri del Po. L’11
ottobre 1927 il pittore ferrarese Augusto Pagliarini provvide a realizzare i
lavori di restauro decorativo all’interno dell’oratorio. Per la qualità delle
decorazioni si dirà che il Prof. Pagliarini era artista di chiara fama avendo lavorato
al restauro dei dipinti di Palazzo Bonacossi a Ferrara. Di lui si ricorda anche
la decorazione della chiesa arcipretale di San Martino a Conselice (diocesi di
Imola). Il 29 ottobre 1932 il conte Arturo concesse che la chiesetta potesse
essere officiata tutte le settimane, nella mattinata del sabato, con la santa
Messa celebrata dal Parroco-abate di Serravalle o da un suo cappellano
martedì 13 febbraio 2018
Don Giovanni Camarlinghi: un prete per amico.
Mi ero ripromesso di scrivere qualche ulteriore riga al
ricordo qui pubblicato con il precedente post n. 74 del 10 dicembre 2017 sulla
figura del caro amico don Giovanni Alberto Camarlinghi. Scrivere di lui è, per
me, come scrivere di un fratello poiché la sintonia che si creò fra noi due fu
dettata non solo dall’essere quasi coetanei ma anche e soprattutto dalla
condivisione totale del modo di intendere la vita e l’impegno in una comunità
parrocchiale. Giovane fra giovani, don Giovanni alimentò un fervore di
iniziative che ebbero il merito di lasciare un segno profondo in una comunità
ove, ancora negli anni 70 e 80 del Novecento, era difficoltoso proclamarsi
cristiani a causa di una massiccia opera di contrasto verso la Chiesa operata
dai partiti della sinistra. Di lui bisogna segnalare: la costante presenza in
oratorio, le confessioni, l’assistenza diuturna al gruppo giovanile, le visite
frequentissime ai malati, l’impegno per mandare avanti e sostenere alla grande
l’educazione dei piccoli nella benemerita scuola materna parrocchiale “Don Pio
Minghetti”. Allacciò contatti frequenti ed invitò a numerose celebrazioni i
sacerdoti nativi di Serravalle e quanti, ancora viventi, lo avevano precededuto
in Parrocchia. Questi sono solo alcuni aspetti della missione sacerdotale
espletata da don Camarlinghi che non mancarono di attiragli le simpatie anche
degli ambienti politicizzati e più ostili al messaggio evangelico. Col sorriso
sulle labbra profondeva con energia l’impegno della sua presenza, giorno e
notte, per gli anziani, che visitava frequentissimamente e al cui capezzale
portava il conforto dei sacramenti, specialmente quelli della Casa di Riposo,
allora condotta da un gruppo di oltre quindici Suore della Sacra Famiglia per
cui celebrava quotidianamente la santa Messa mattutina. Diede vita al gruppo
del Vangelo, impegnato nello studio della Parola di Dio; ugualmente sostenne e
formò un gruppo giovanile, che condusse a riflettere sulle tematiche più
importanti attraverso incontri di preghiera e riflessione e nell’impegno
mensile della pubblicazione del giornale parrocchiale “Dal Campanile”, uno
straordinario strumento di comunicazione e di collegamento. Orbitarono nella
redazione e nel confezionamento di quel periodico decine di ragazzi, decine
pure impegnati a scrivere, a esporre idee, a proporre iniziative, a riflettere
sui temi della presenza cristiana nel mondo, a segnalare l’esigenza di un
recupero delle più importanti notizie di storia paesana. Poi la grande
avventura della Sagra Paesana vissuta in tutte le sue dimensioni, prima fra
tutte quella della preghiera al Patrono San Francesco d’Assisi. Segnalo
tuttavia come merito grandissimo di don Giovanni Camarlinghi fu l’aver dato
vita al Coro Parrocchiale, o meglio alla Cappella Musicale. Una compagine
canora con oltre sessanta elementi, dai bambini alle bambine, dalle giovani
alle donne, da alcuni giovanotti a uomini maturi: tutti entusiasti di cantare,
di provare, di rendere sempre più decorose le celebrazioni. Dopo il
trasferimento di don Giovanni a Ferrara, la corale ha proseguito fra enormi
difficoltà ed ora è ridotta a pochi cantori. Va detto, in tutta serenità, che
non ha assolutamente giovato all’impegno di servizio liturgico l’aver formato
un coro giovani che, in netta contrapposizione alla storica formazione canora,
non ha saputo né voluto continuare nelle linee di una eredità di formazione
musicale decisamente importante. Poi non è possibile dimenticare il Palio. Gli
ultimi quattro anni trascorsi da don Camarlinghi a Serravalle sono stati
momenti indimenticabili per la nascita e lo sviluppo di un organismo ancora
presente, aggregante persone di diversa condizione sociale, di diversa cultura,
di diversa ideologia politica: giovani e adulti protesi a voler animare la
comunità in modo sano e divertente, legando le manifestazioni a una parte della
storia antica del territorio. Sentiva importante e imprescindibile, il caro don
Giovanni, guardare al cuore delle persone, guardare al bene delle anime,
coltivando amicizie e pregando tanto, pregando sempre. Anche certi suoi gesti,
esemplari per un sacerdote giovane, fanno oggi riflettere. Luigi Accattoli nel
suo Blog, che invito a visitare e a leggere, ha parlato di don Giovanni in
merito a due avvenimenti: il primo riferito al comunista mangiapreti Tonino
Colombani, convertito in punto di morte dall’Ave Maria. L’altro all’ebreo
ferrarese ingegner Giorgio Bianchini, convertito al Cristianesimo ma
legatissimo alle tradizioni ebraiche, ospite nella Casa di Riposo di
Serravalle. Egli raccontava che da giovane, chiamato alle armi nel 1915, era
andato dal Rabbino che gli aveva imposto le mani pronunciando la preghiera che
nel Benedizionale degli Ebrei il nonno recita in occasione della partenza del
nipote. Quando don Camarlinghi nel 1985 fu chiamato a lasciare Serravalle per
la Parrocchia dell’Immacolata di Ferrara, si recò dal vecchio amico Bianchini
chiedendogli una benedizione. L’ingegnere, commosso e lusingato, mise la
kippah, pose le mani sulla testa di don Giovanni recitandogli la benedizione
che il rabbino aveva un tempo invocato su di lui: “Angelo di Dio tu condottier
del viver mio, guidalo e portalo tu sul sentier della virtù”. Ecco, a distanza
di tanti anni, a distanza di alcuni mesi dalla morte di Don Giovanni, possiamo
dire che la sua presenza a Serravalle e nella parrocchia dell’Immacolata è
stata una vera e propria benedizione del Signore per tutti coloro che hanno
avuto la fortuna di averlo incontrato e di averlo avuto come parroco ed amico.
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Giovanni Raminelli
lunedì 4 dicembre 2017
Ricordo di un amico scomparso lunedì 27 novembre 2017: Don Giovanni Camarlinghi
Lunedì 27 novembre 2017 è andato alla Casa del Padre il carissimo amico don Giovanni Alberto Camarlinghi, che fu coadiutore e poi parroco-abate a Serravalle (Ferrara) dal 1971 al 1985 e successivamente parroco alla parrocchia dell'Immacolata in città a Ferrara. Voglio ricordarlo qui intanto con questo scritto, ripromettendomi di scrivere più avanti un altro testo relativo ad alcuni particolari della sua vita che ritengo meritino d'essere conosciuti.
La fotografia che pubblico è stata scattata nel giugno 2012 a Copparo dall'amico Paolo Chiavieri.
Io a sinistra, don Giovanni a destra.
Nel giugno del 1971, insieme
all’allora parroco-abate di Serravalle, don Silvio Padovani, mi recai alla
sagra di Parasacco, un paesino ferrarese sito a breve distanza da Tresigallo. Fra i molti sacerdoti presenti alla cerimonia religiosa del pomeriggio vi era pure don
Camarlinghi. “Sarà lui il nostro nuovo cappellano!” disse don Silvio
indicandolo. E’ probabile che l’arcivescovo avesse già deciso, ma sono più
propenso a credere che a decidere prima ancora del vescovo fosse stato don
Silvio. Resta il fatto di una calorosa stretta di mano corroborata da un sorriso solare e
gioioso: furono la carta d’identità che don Giovanni mi mostrò in quel mio
primo incontro con lui. Venne a Serravalle con un carico di qualità umane e
spirituali di alto livello che non tardarono a manifestarsi. Bambini, ragazzi,
adolescenti, adulti, anziani. La variegata e multiforme umanità della nostra
parrocchia, da qualche anno diventata parte della arcidiocesi di Ferrara,
sentiva di essere amata da un giovane sacerdote che ce la metteva tutta in
tutte le cose. Voglio fare una carrellata delle opere poste in essere da don
Camarlinghi, alcune fra le tante che ricordandole oggi ci offrono la dimensione
ministeriale ed umana di un parroco tanto amato. Egli iniziò il suo percorso
serravallese fine giugno 1971 con la costituzione del coro: esperienza unica e
indimenticabile. Di lì a poco venne ricostituito e “potenziato” il gruppo
chierichetti. Divenuto parroco-abate nel 1974, si prodigò per la scuola materna
ove prestavano la loro opera le Piccole Suore della Sacra Famiglia. Fu assai
attento alla istruzione religiosa degli adulti e dei piccoli. Confessioni
regolari per grandi e piccini, incontri settimanali per il “Gruppo del Vangelo”
e con la particolare assistenza ai ragazzi in oratorio. Portò a compimento il
restauro dell’organo, favorì e sostenne nell’ottobre 1974, la nascita del
mensile parrocchiale Dal Campanile, con cui si incrementò il collegamento del
paese e della parrocchia con moltissimi ex serravallesi sparsi in Italia e
all’estero. Grande impegno mise nel sostegno annuale delle iniziative della
Fiera insieme allo storico Presidente Roberto Tarroni. Compì il restauro nella
primavera del 1975 della settecentesca statua del Cristo Morto e favorì il
completamento della decorazione del cassone dell’organo. Indisse dal 30
novembre all’8 dicembre 1975 le Sante Missioni, L’anno dopo procedette al restauro
di ambienti parrocchiali e alla loro metanizzazione. Costituì un apposito
comitato per i festeggiamenti in onore di don Alvaro Almos Marabini, sacerdote
di Serravalle, che celebrò la sua prima santa Messa nella nostra chiesa il 4
giugno 1978. Subito dopo (11 giugno) diede un doveroso risalto con una apposita
celebrazione alla ricorrenza del 120° anniversario della erezione della nostra
chiesa abbaziale in parrocchia. Nel 1979 avviò i lavori di pulizia e di
definitiva sistemazione del tetto della chiesa e il restauro del campanile e
della rifusione della campana maggiore, dedicata al patrono, consacrata
dall’arcivescovo Mons. Mosconi il 23 settembre. Nel dicembre 1980, grazie al
suo interessamento, al patrocinio della parrocchia e al contributo della Cassa
di Risparmio di Ferrara, venne dato alle stampe e divulgato il mio libro
“Serravalle. Profilo storico di un paese della Bassa Ferrarese”, con i cui
ricavi don Giovanni portò a compimento i lavori di sistemazione degli ambienti
parrocchiali, in particolare della sala per incontri e riunioni. Il 23 marzo
1982 celebrò il 1° centenario delle campane mentre in ottobre diede avvio ai
lavori di restauro e abbellimento della facciata della nostra chiesa. Sempre in
quell’anno partecipò ai festeggiamenti per la benedizione ed inaugurazione dei
nuovi locali che ampliavano e restauravano parte del complesso della Casa di
Riposo. In occasione della quaresima del 1983 ottenne dalla parrocchia di Berra
il trasferimento in Serravalle, per una settimana, della venerata Immagine
della Madonna della Galvana. La domenica 24 giugno 1984 inaugurò e benedisse le
nuove lapidi ai caduti poste sulla restaurata facciata della chiesa. In seguito organizzò e coordinò i preparativi
per la Visita pastorale dell’arcivescovo Maverna, attuata in Serravalle dal 15
al 21 ottobre 1984. Il 17 gennaio 1985 l’Ente Palio Serravalle lo nominò “Membro
onorario” del Comitato d’Onore dell’Ente riconoscendone gli alti meriti e la
dedizione posta nel favorire e dare supporto alle attività poste in essere
dall’Ente medesimo. Ecco per sommi capi il percorso “serravallese” di un grande
sacerdote. Grazie don Giovanni!
Giovanni Raminelli
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