mercoledì 13 settembre 2017

I sessant'anni della Casa di Riposo "Dott. A. Capatti" di Serravalle (Fe)

Quest’anno, proprio il 4 ottobre festa di San Francesco patrono d’Italia e di Serravalle, ricorre il 60° anniversario della inaugurazione della Casa di Riposo di Serravalle (Ferrara), un’opera di alto valore umano e civile. Ristrutturata ed ampliata su progetto del serravallese Ing. Angelo Pasqualin il 20 maggio 1971, venne inaugurata da Mons. Natale Mosconi Arcivescovo di Ferrara, dall’Onorevole Nino Cristofori, alla presenza delle più alte cariche civili della Provincia, del Sindaco di Berra Sandri Socrate, del Parroco-abate don Silvio Padovani e della Superiora Generale dell’Istituto delle Piccole Suore. Negli anni ’80 del Novecento si portarono a compimento altri lavori su progetto dell’Ing Antonio Bonora di Ferrara e del Geom. Gianni Battaglia di Serravalle portando alla demolizione della vecchia e fatiscente villa del Dott. Capatti e con la realizzazione di una struttura atta ad ospitare il personale religioso e quello amministrativo.Nel 1987, in occasione del Trentesimo anniversario di istituzione della Casa, per volere dell’allora superiora e di Casa Madre diedi alle stampe un opuscolo commemorativo, presentato poi dallo scrittore ferrarese Dino Tebaldi. L’opuscolo resta a testimoniare il percorso storico di questa istituzione, insieme ai due video realizzati nel 2007 in occasione del Cinquantesimo anniversario della Casa di Riposo e nel 2013 per le celebrazioni del Centenario della presenza delle Piccole Suore della Sacra Famiglia prima nell'Asilo Infantile "Don Pio Minghetti", poi nella Casa di Riposo. Ma chi era il Dott. Attilio Capatti cui la Casa di Riposo venne dedicata? Il Cav. Dott. Attilio Capatti, era nato a Berra (Ferrara) il 31 marzo 1865. Egli seguì con regolarità e grande impegno gli studi, dimostrando ben presto inclinazione per le materie scientifiche. A 26 anni, il 30/12/1891, si laureò a pieni voti in medicina e chirurgia all’Università di Padova. Si sa che il giovane medico Capatti aveva già aperte le porte di una promettente ed esaltante carriera universitaria, ma egli preferì partecipare al concorso per ottenere la condotta in Serravalle. Lo vinse, mostrando entusiasmo e dedizione. Qui più che altrove, in luoghi ove operai e braccianti tracciavano quotidianamente col sudore i solchi profondi di una terra redenta e quelli di una storia veramente singolare, il Capatti svolse il proprio lavoro, mai negando la propria professionalità, anzi esaltandola in coerenza con i suoi ideali etici e politici. Mostrò ben presto, infatti, un impegno costante e profondamente sentito per gli ideali di stampo socialista, che in quegli anni trovavano largo e partecipato consenso nelle masse popolari. Fu grande amico del parroco-abate don Giuseppe Minguzzi e del poeta locale Anselmo Morelli. Alla sua morte, avvenuta il 9 aprile 1942 le tre figlie: Norma, Silvia, Saracena insieme ai parenti più stretti, dopo lunghe trattative, considerato che l’Amministrazione Comunale di Berra non era in grado di assumere l’impegno per realizzare un ospizio a conduzione civile, decisero di donare il terreno (quasi un ettaro) e la villa all’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone (Verona) al fine di ricavarne una Casa di Riposo, felicemente realizzata ed inaugurata il 4 ottobre 1957.
Giovanni Raminelli
Cav. Dott. Attilio Capatti

sabato 22 aprile 2017

MARIO BONAMICO. Un partigiano da ricordare.

Mario, Antonio Bonamico nacque il 31-12-1919 nella Clinica Ostetrica di Padova, figlio di Gaetano e di Giovanna Petrarchini. Battezzato il 15 gennaio 1920 in Papozze (Rovigo), nella chiesa parrocchiale dei Santi Bartolomeo e Carlo, ivi venne cresimato da Mons. Rizzi, vescovo di Adria, il 3 giugno 1928. Frequentata la scuola elementare, compì gli studi fino al termine della seconda classe di Avviamento Professionale. Chiamato alle armi (56° Reggimento Fanteria), il 6/4/1941 giunse in territorio dichiarato in stato di guerra. Rientrato in servizio dopo il matrimonio con Virginia-Gina Mongini (25/4/1942) celebrato in Serravalle (Ferrara), e dopo un breve ricovero nell’ospedale da campo n. 572 e in quello di Trieste, fu assegnato presso il VI° Battaglione studenti universitari di Sassuolo(Modena). Effettuati alcuni controlli sanitari negli ospedali militari di Ferrara e di Bologna, rientrò (giugno 1943) nel 56° Reggimento fanteria in quel di Mestre (Venezia). Sbandatosi in seguito agli eventi sopravvenuti all’armistizio (8/9/1943), entrò (estate 1944) nella formazione partigiana della 35^ Brigata “Rizzieri”. Il 5/2/1945 fu arrestato con altri partigiani, condotto nelle carceri di Codigoro, interrogato, torturato e il 14 di quello stesso mese fucilato insieme a Pivari Olao e Bonaccorsi Laerte nella piazza di Ariano Ferrarese. Sepolto nel cimitero locale, i suoi resti vennero trasferiti e inumati l’11 maggio 1945 nella cappella di famiglia nel cimitero di Papozze. Gli vennero conferite postume (10/6/1956) la Croce di Guerra al merito e due stellette d’argento da porre sul distintivo della Guerra di Liberazione.

lunedì 30 gennaio 2017

Un romanzo storico ambientato sulle rive del Po tra Stato Pontificio e Lombardo Veneto.

Alla fine dello scorso mese di dicembre è uscito fresco di stampa il mio romanzo breve (100 pagine in tiratura limitata a 250 copie), di cui un caro amico ha scritto già su Serravalleweb il testo che qui riproduco.

E’ un romanzo breve, o un racconto lungo: al lettore decidere come inquadrare il nuovo lavoro di Giovanni Raminelli “Storia di amori contrastati, amorazzi, contrabbando e dei provvidenziali piselli di un Conte nelle Terre Basse Ferraresi nella prima metà dell’Ottocento”: questo il titolo dell’opera che si snoda per 100 pagine da leggere tutte d’un fiato grazie alla scorrevole tecnica narrativa usata dall’autore, intercalata sapientemente con dialoghi coinvolgenti e quasi da copione teatrale. Le vicende narrate, frutto di fantasia e inserite tuttavia in un contesto reale e storicamente valido, vedono il loro sviluppo a Serravalle, paese alla biforcazione deltizia del Po, alla Villa dei Conti Giglioli, a Santa Maria in Punta, a Papozze. Vengono citati inoltre altri luoghi del territorio: Codigoro, Mezzogoro, la località Magoghe, Cologna, Ariano Pontificio.
Come commenta Galeazzo Giuliani nella presentazione del libro, “attorno ad alcune figure centrali (…) brulica una miriade di personaggi, che si muovono con la stessa mutevole velocità delle acque del Po, lungo il quale si fronteggiano, ma in realtà convivono, due popoli, sudditi di differenti entità politiche: quella austriaca, lungo la riva sinistra, confine dell’allora Lombardo-Veneto, quella papalina, lungo la riva destra, Stato Pontificio. In questo contesto, Giovanni Raminelli fa fantasiosamente interagire alcuni personaggi storici realmente vissuti con altri inventati. Tra questi incontriamo Giuseppe Barocchi detto Beppocchio, il Casanova della Bassa; il biondo Sileno, suo figlio, innamorato di Rosalba; l’oste Lisuarte e sua moglie, la “prosperosa” Clara; Wilhelm, il finanziere austriaco; il cavalier Liborio Calzoni; Lidiano Prosdocimi, il curato don Artemio Cigoni e l’abate don Giuseppe Pedrini; il “lurido” marchese Turchetti; il dottor Noè Tumiati da Cologna; Donna Idelma de Finestral, vedova Valentini e… molti altri… al lettore scoprirli tutti!
Siamo ormai a fine giugno dell’anno 1838 e (…) come per incanto, riemerge dal buio dei tempi e si ripopola Villa Giglioli, oggi semidistrutta da un incendio doloso appiccato il 1° gennaio 2009, durante la notte di capodanno.(…) Grazie al romanzo, nelle stanze ornate dai dipinti del pittore ferrarese Francesco Migliari e della giovane Rosa Giglioli, che in quell’arte si tentava, vediamo muoversi, creati però a bella posta dalla fantasia di Raminelli, il conte Leopoldo, ottuagenario suocero del conte Anselmo, trasferitosi quasi stabilmente a Serravalle, paese “tutto disteso tra il Canal Bianco e l’argine maestro del Po”. Territorio di cui Raminelli ci aiuta a scoprire i luoghi – questi sì reali - dai toponimi meno noti: lo Stradone dei Morti, la Griffa, la Cardinala, la Tenuta delle Donnine, oppure i Cortili Folla. Il lettore, inoltre, si sorprenderà, piacevolmente, di scoprire nel linguaggio popolare dei protagonisti termini ormai desueti, quali pedàgna, bigolàro, baiòcchi, galafàso, maramógne, squèro, baracchìna, canapè, vandrigulìn, restàra e molti altri, di cui l’Autore dà puntualmente la definizione in nota. Ѐ questo l’estremo, nobile tentativo di registrare la memoria di immagini e voci destinate all’oblio.
Col suo racconto venato di sottile ironia, a tratti pungente, l’Autore ci trasporta in un mondo altro dal nostro, un mondo di cui, ci ricorda, siamo eredi e dovremmo esserne i custodi. “
G.D.P.
Chi volesse ricevere il libro per via postale e in forma raccomandata (con l’aggiunta quindi delle spese postali) dovrà contattare Giovanni Raminelli all’indirizzo e-mail: historicus@outlook.it per avere tutte le indicazioni relative al pagamento e all’invio.

venerdì 29 aprile 2016

Mio Dio, non dimenticarti di me...


Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Concedimi, ti prego,
una volontà che ti cerchi,
una sapenza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda
con fiducia e una fiducia
che alla fine giunga a possederti.

S. Tommaso d'Acquino

venerdì 12 febbraio 2016





Sono veri pacifici
coloro che in tutte le cose
che sopportano
in questo mondo,
per l'amore
del Signore nostro Gesù Cristo,
conservano
la pace nell'anima e nel corpo.

San Francesco d'Assisi

venerdì 8 gennaio 2016

San Michele Arcangelo, difendici...





















«San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; 
contro le malvagità e le insidie del diavolo 
sii nostro aiuto. 
Ti preghiamo supplici: 
che il Signore lo comandi! 
E tu, principe delle milizie celesti, 
con la potenza che ti viene da Dio, 
ricaccia nell'inferno Satana 
e gli altri spiriti maligni, 
che si aggirano per il mondo 
a perdizione delle anime.
Amen».

(Leone XIII)

mercoledì 6 gennaio 2016


Signore,  fai di me...





Signore, fai di me uno strumento della tua Pace:
- Dov'è odio, ch'io porti l'Amore,
- Dov'è offesa, ch'io porti Perdono,
- Dov'è discordia, ch'io porti Unione,
- Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede,
- Dov'è errore, ch'io porti la Verità,
- Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza,
- Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia,
- Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.

(San Francesco d'Assisi)