martedì 6 ottobre 2020

Cesare Grandi, il Fiume, la Bonifica, il Ponte. (ed, La Torre - Torino) - UN LIBRO DAVVERO INTERESSANTE

 



Esce in questi giorni, ma avrà presentazioni in vari luoghi ed in tempi diversi, il libro edito da La Torre nella Collana Etnopharma (Torino) opera di Cesare e Maurizio Giovanni Grandi. Un testo che ripercorre, insieme con la storia del territorio del lungopò di Ariano e Serravalle, nella località Valline, la storia della famiglia Grandi. Un libro di 232 pagine, ben illustrato e gradevole nelle varie sezioni che parlano di luoghi, personaggi, situazioni. Un poderoso riferimento con buona e valida documentazione pure all'eccidio di Ponte Albersano, di cui si celebreranno i 120 anni nel 2021 anche attraverso queste belle e interessanti pagine. Il libro contiene una mia Prefazione, che sono onorato di aver redatto e che porto a conoscenza attraverso questo blog.

Ho accolto di buon grado la cortese richiesta del Prof. Maurizio Grandi di esporre alcuni pensieri in relazione al testo sulla sua famiglia e sulle vicende del nonno Cesare: quasi una epopea, scritta con encomiabile impegno e con il giusto trasporto emotivo, che tuttavia non inficiano la corretta impostazione storica, sociale e territoriale del libro. La memoria, inquadrata nei contesti che ne significano doverosamente il valore, aiuta a delineare, senza zuccherose nostalgie, gli aspetti più ragguardevoli delle vicende singole così come di quelle familiari e comunitarie, tutte protese a insegnare che la vita non scorre invano. Il passato infatti aiuta a capire come siamo stati, e non rifugge dal farci intendere a quali mete possiamo aspirare.

Il lettore si renderà conto, fin dalle prime pagine, che l’intento era quello di far comprendere come le radici affondino nella memoria. Di qui il largo spazio dedicato alla storia antica ed anche a quella più a noi vicina, fino alle bonifiche estensi e a quella ultima, ormai a fine Ottocento dopo il disastro della rotta del Po a Guarda. Così come i toponimi di luoghi e possessioni agricole, ed anche gli spostamenti stagionali, le transumanze. Ben si capisce che lo scopo, come s’è detto poc’anzi, non è solo quello del fermare nostalgicamente i ricordi, ma quello della tensione a far intendere che il futuro può essere più consapevole e migliore per tutti solo riuscendo a coltivare e a fortificare le nostre radici. In fin dei conti sta tutto qui l’intento del libro: esercizio importante, direi fondamentale, che ha animato il Prof. Grandi nella salvaguardia della memoria dei luoghi e della sua famiglia nella concomitante e contestuale ricerca della comprensione degli avvenimenti.

Insomma un intento etico che si spinge oltre quello didascalico, della narrazione e della annotazione bibliografica ed archivistica.

In tale operazione, condotta con lodevole tenacia, si è inquadrata la “storia” nella “Storia”. In buona sostanza qui si è posta attenzione con acribia a quella Storia, che scriviamo con l’iniziale maiuscola, e che può essere tale non solo con re e imperatori, con presidenti e dittatori, con generali, truppe, guerre, pestilenze, e con le trasformazioni economiche e sociali, bensì con l’apporto sempre dignitoso, indispensabile ed unico degli “umili”, talora a torto definiti “i senza storia”.

Mi sia permesso poi evidenziare un altro aspetto. Questo testo è completo ed esauriente perché in esso è presentato lo scorrere del tempo in un’area di grande interesse come quella deltizia, suggestiva ma ancora oggi conosciuta più nella sua evoluzione geomorfologica che in quella umana, politica, economica e religiosa.

Gli abitanti di queste lande ferraresi, in relazione alle tante vicende politiche ed economiche, sono stati protagonisti di fatti determinanti, suffragati purtuttavia da sofferenze e fatiche indicibili. Mi piace qui citare, fra le tante opere meritevoli di attenzione, il bel romanzo di Massimo Felisatti e Marco Leto, O dolce terra addio (Rizzoli, 1987), dove pure si parla delle zone della bassa ferrarese e dei tragici fatti di Ponte Albersano del 1901 nel complesso panorama rappresentante l’epopea di famiglie contadine che dopo tenaci lotte, volte a difendere i diritti dei miseri, furono obbligate a emigrare per sfuggire agli spettri della disoccupazione, della sottoccupazione, della fame, della miseria, dell’analfabetismo. Così come si fuggì, nel novembre 1951, dal Polesine invaso dalle acque della rotta del Po a Occhiobello. Ed ancora, l’abbandono delle campagne per riversarsi nel triangolo industriale negli anni del “boom” economico.

Il Po, il fiume che ha segnato la vita di generazioni, qui è ancora padre e padrone. Più in particolare il ramo ora detto di Goro, ma sempre chiamato nei secoli scorsi “Po d’Ariano” e ancora oggi, popolarmente, il “Po piccolo”, sulla cui sponde destra, in quel lembo di terra, fra Serravalle e Ariano ferrarese, sta la zona “Valline”, culla e feudo della famiglia Grandi, che alcuni secoli or sono i notai e i funzionari civili e i sacerdoti di qua e di là dal Po identificavano come terra “a latere Serravallis” (dal lato di Serravalle).

La presenza di un corso d’acqua ha sempre costituito per l’uomo un valido motivo per collocarvi appresso i propri insediamenti, teatri di vicende singole e comunitarie significative. Infatti questo libro del prof. Grandi segnala come molti, in seguito a ripetuti avvenimenti, territoriali e politici, si siano sottratti con caparbietà ad una posizione di marginalità umana nella quale le genti di questa parte d’Italia sono state confinate per secoli. Campagne prede di paludi mefitiche. Acque stagnanti periodicamente ambienti di vita ideali per canna palustre e paviera. Grazie a chi è rimasto, questi luoghi hanno lasciato il posto a campi feraci e le terre redente dalle bonifiche, prima naturali poi meccaniche, accolgono ora piantagioni intensive e colture all’avanguardia: segni di una agricoltura sempre più moderna ed economicamente più evoluta.

L’augurio sgorga spontaneo: questo testo deve essere letto e meditato. Lo dico da amante e ricercatore di storia locale, ben consapevole che, quando si scrive di una famiglia tentando di illustrarne le vicende segnate da ricordi e dal dipanarsi degli anni, l’azione può essere sbrigativamente liquidata come semplice opera di recupero. Non è così, o meglio: non è sempre così. Il testo del Prof. Grandi deve essere letto e meditato, soprattutto dai giovani. Essi devono guardare a chi li ha preceduti, a chi è vissuto prima, con la consapevole speranza che il passato non è mai chiuso per sempre.

Il passato è appena dietro l’angolo delle nostre frenesie quotidiane e vuole essere conosciuto. Lo vuole perché solo così può aiutarci a definire la nostra attuale identità.

Per progettare e vivere serenamente il futuro di tutti e di ciascuno. 

Serravalle (Ferrara), 14 giugno 2020

GIOVANNI RAMINELLI

lunedì 5 ottobre 2020

"Note di un viaggio in Brasile" - Presentato il 2 ottobre il libro di don Carlo Maran

 In 76 pagine sta il libro “Note di un viaggio in Brasile” che don Carlo Maran ha presentato ieri sera, venerdì 2 ottobre, nella sala “Flora Manfrinati” della parrocchia di Serravalle, in occasione della giornata di apertura dell‘Ottobre Culturale Serravallese, organizzato dall’Associazione Palio Serravalle. Don Maran è stato parroco-abate di Serravalle dal febbraio 1985 al novembre 1992.

 Prima di lasciare l’impegno parrocchiale per recarsi in Brasile quale missionario “Fidei Donum”, volle trascorrere un mese in quella realtà che poi lo avrebbe visto pastoralmente impegnato.

 Il libro, agile e ricco di illustrazioni provenienti dal ricco archivio fotografico attuato dal sacerdote nel corso della sua esperienza brasiliana, è stato presentato da Giovanni Raminelli, che ha collaborato con l’autore per la redazione prestampa e con una interessante presentazione.

 Davanti ad un pubblico attento e partecipe, Raminelli ha sottolineato la dimensione cristiana e umana dell’impegno missionario, specialmente in una realtà difficile come è quella del Brasile e di alcune altre nazioni dell’America del Sud.

 L’autore ha poi dialogato con Raminelli, tracciando un quadro decisamente concreto e, a tratti, preoccupante della presenza dei cattolici in Brasile. Ha poi risposto ad alcune domande relative a situazioni salienti dal punto di vista umano, sociale e religioso nelle zone visitate, in particolare la diocesi di Marabà.

 Le descrizioni attente e i precisi ricordi della esperienza missionaria di don Carlo hanno creato un clima di grande interesse nel pubblico presente. Al termine della serata, don Maran ha distribuito il volume con il cui ricavato verrà lasciata una offerta alla parrocchia.

Alla serata, aperta e chiusa dai saluti del parroco-abate don Andrea Masini, era presente per il Comune l’assessore Sig.ra Raffaella Nalli, per la Pro Loco il presidente Carlo Gori, e una rappresentanza di Radio Riva.

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Giovanni Raminelli

martedì 29 settembre 2020

RIVA DEL PO: Territorio, storia, cultura.

 “Lungo le rive della storia” è questo il titolo del secondo dei “Venerdì del Territorio” voluti dalla Pro Loco Terre Bacchelliane” e dalla Pro Loco “Serravalle Insieme” con la non nascosta intenzione di “Capire il presente per Progettare il futuro”, che ha avuto luogo il venerdì 25 settembre, alle ore 21 a Serravalle. Quello che siamo lo dobbiamo ad una storia che è andata dipanandosi in trasformazioni territoriali, demografiche, politiche ed economiche; una storia che ci spinge a guardare al domani con serenità ma con determinazione. L’analisi della genesi degli ultimi anni che hanno portato alla unificazione dei due territori degli ex comuni di Berra e di Ro è stata la relazione finale di Filippo Parisini. Un percorso fatto di attese e di decisioni che ora devono impegnare tutti a lavorare per contribuire allo sviluppo di un territorio vasto e ricco di opportunità. Per tale motivo l’incontro ha avuto il patrocinio del Comune di Riva del Po e ha registrato la collaborazione della Protezione Civile di Ro e del Consorzio Acque Delta Ferrarese, che ha messo a disposizione la bella sala del Centro di Educazione Ambientale “La Fabbrica dell’Acqua” consentendo la partecipazione di un folto pubblico costituito da cittadini, amministratori e consiglieri. A dare apertura all’incontro è stato l’Arch. Giancarlo Medici che in un ponderoso intervento ha spiegato cosa sia il Parco Letterario legato alla storia dei luoghi descritti da Riccardo Bacchelli nel libro Il mulino del Po: luoghi che il grande scrittore ha inserito nel suo capolavoro e che meritano di essere conosciuti perché parlano di una civiltà fluviale ormai scomparsa. I mulini natanti, di cui Bacchelli fece esperienza nel frequentare la villa roese del senatore Arlotti, proprietario dell’ultimo mulino appiardato alla sponda destra del grande fiume. A supporto dell’intervento di Medici alcune slides e le letture artisticamente proposte da Lara Mantovani e Angela Felisatti. E’ stata poi la volta del Dott. Alberto Astolfi, bibliotecario, storico e attuale vice-sindaco di Riva del Po con la presentazione della sua ultima fatica: il libro La guerra sul Po, epica vicenda del 22 dicembre 1509 svoltasi di fronte a Polesella fra la Casa d’Este e la Repubblica di Venezia e conclusasi con la vittoria dell’aquila estense. A dire il vero, quello che Astolfi ha anticipato con dovizia di particolari è la ormai ristampa del primo libro sul medesimo argomento, edito nel 2000, ma con aggiunte e integrazioni che porteranno il lettore ad avere una esatta visione dei prodromi, dello svolgersi della battaglia e delle conseguenze che se ne ebbero. Il successivo intervento lo ha tenuto il Dott. Giovanni Raminelli, che ha presentato alcuni aspetti della dolorosa vicenda dell’eccidio di Ponte Albersano del 27 giugno 1901. Un fatto che ebbe ripercussioni politiche e sociali a livello nazionale e aprì localmente la strada ad una più consapevole presenza delle forze operaie, determinanti per la nascita dei comuni smembrati dal grande comune di Copparo (fra cui appunto Berra e Ro). Raminelli, che nel 2001 fu tra i relatori al Convegno Celebrativo del Centenario dell’eccidio, ha sollecitato gli attuali amministratori a pensare ad un adeguato rilievo da dare alla ormai prossima scadenza dei 120 anni dai fatti di Albersano, sperabilmente con ricerche e recupero di nuove fonti documentali. La serata è stata animata anche dei canti del Trio “Masincanto” (tenore Luca Marchetti, basso Lino Guandalini, baritono Giorgio Gamba) diretto dal Maestro Gianmaria Raminelli: un madrigale dell’epoca della guerra di Polesella, due brani eseguiti in prima assoluta, preparati dal Maestro Raminelli sulle linee melodiche dei canti dei braccianti che ricordavano i feriti e i morti di Albersano e il Socialismo delle origini nelle campagne berresi. Da ultimo alcune strofe del tradizionale Dies irae per i deceduti in quella tragica occasione.

 

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Giovanni Raminelli

 

 

martedì 28 aprile 2020

Il nuovo romanzo di Giovanni Raminelli Sacrileghe fritture e altri ragguardevoli fatti accaduti là dove inizia il delta del Po.


E ancora fresco di stampa il terzo romanzo storico di Giovanni Raminelli, che conclude la triade di vicende ottocentesche ambientate in quel di Serravalle e nei paesi limitrofi sia papalini che assoggettati al regno lombardo-veneto. I primi due romanzi sono stati presentati in varie sedi, e sempre accolti con favore dagli ambienti culturali ferraresi e rodigini. Ora la saga volge al termine con un titolo che incuriosisce: come è stato possibile giungere a dei sacrilegi realizzando fritture?
L'autore, nel tessere la trama di questa sua ultima fatica, utilizza alcuni dati ricavati da fatti realmente accaduti negli ambienti dell'abbazia di Serravalle, ma trasfigurati e riproposti con uno stile ricco di dialoghi, di salaci battute dialettali, di situazioni tragicomiche. Ma non solo. Nello scorrere della narrazione, ecco altre vicende da ritenersi decisamente ragguardevoli: l'osteria e i suoi avventori, le sganzèghe di fine mietitura, il facitor di bambole, il ricco possidente agrario padre-padrone, la figlia negletta, le comari sadicamente linguacciute.
Al lettore il compito di immergersi in un testo indubbiamente piacevole. Il percorso narrativo, sempre scorrevole e ricco di colpi di scena, si snoda dunque fra personaggi veritieri ed altri inventati. Il quadro che ne scaturisce delinea le vicende di una variopinta umanità segnata dal Po, dalle fatiche del vivere quotidiano, dalle tradizioni civili e religiose, e da rapporti non sempre facili fra i residui di un paternalismo nobiliare d'altri tempi e una classe popolare e borghese sempre più protagonista delle storie, che tanta parte hanno avuto negli avvenimenti del biennio 1838-1839 e negli anni immediatamente preparatori dell'unità nazionale.
Il testo si conclude con l'uscita di scena del conte Leopoldo, raro, isolato esempio di umanità, di saggezza e di profonda fede. Raminelli - come già detto - non rifugge dalle citazioni dialettali, talune ormai desuete ma sempre gustosissime, che imprimono una vivace dinamica alle azioni, ai pensieri, ai sentimenti dei personaggi che ben rappresentano le genti di quell'epoca. Un romanzo di 102 pagine da leggersi d'un fiato che l'autore dedica a quanti amano le storie delle genti di qua e di là dal Po.


(Zan. Di Pac.)

martedì 21 aprile 2020

Ormai prossima l'uscita del terzo romanzo storico di Giovanni Raminelli.

lunedì 24 dicembre 2018

Esce la seconda edizione del libro sulla Venerabile FLORA MANFRINATI



Con una prefazione del Cardinale Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione Vaticana per l’Educazione Cattolica, esce in questi giorni per i tipi delle edizioni San Paolo, la seconda edizione rivista ed aggiornata del libro di Giovanni Raminelli “Flora Manfrinati, apostola laica. Una vita di carità nella luce della croce”. La prima edizione uscì nel 2003 e contribuì ad una migliore conoscenza della venerabile Manfrinati, che visse anche a Serravalle e nella cui chiesa nel 1912 ricevette il sacramento della Sacra Cresima dalle mani dell’arcivescovo di Ravenna. La vicenda di questa donna, che a Torino ha fondato l’Opera di Nostra Signora Universale, tutt’ora operante nel campo della educazione delle giovani generazioni attraverso l’impegno della Educatrici Apostole, viene narrata nelle 188 pagine del libro, che è reperibile e ordinabile nelle librerie cattoliche San Paolo al prezzo di Euro 10. Giovanni Raminelli ha espressamente rinunciato sia nella prima che nella seconda edizione ai diritti d’autore a scopo benefico e si augura che soprattutto a Serravalle venga conosciuta la venerabile Manfrinati dato che dall’ottobre 2003 la sala della parrocchia è stata dedicata proprio a lei, che nell’infanzia visse con la famiglia alla Crepalda Vecchia, al Dosso Marianti e alla Crepaldina. Attualmente, oltre a Torino, la venerabile è ricordata nel Centro di preghiera a Mottatonda Nuova di Gherardi ove si trova la sua casa natale.


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Giovanni Raminelli

giovedì 8 novembre 2018

Pubblicato il Diario di Anselmo Morelli "La storia della mia vita militare"





Un mio nuovo lavoro viene alla luce in questi giorni con il patrocinio del Comune di Berra e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Si tratta della pubblicazione, con commento e note, del Diario di Anselmo Morelli La storia della mia vita militare. È un agile volumetto di sessanta pagine contenenti i ricordi della partecipazione alla Grande Guerra stesi da Anselmo Morelli nel 1956. Come afferma il Dr. Alberto Astolfi in un suo intervento a nome dell’Amministrazione Comunale di Berra “La pubblicazione del diario di Anselmo Morelli, curata proprio da Raminelli, compone e completa il quadro storico e biografico attorno alla figura di Morelli già avviata con la pubblicazione del 2004 “Anselmo Morelli. Poesie popolari di un ricevitor postale”, ampliandone la figura non solo in chiave letteraria, ma di fatto, con queste sue memorie, in chiave storica in un particolare periodo della storia d’Italia come sono appunto i cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale. Un documento prezioso che ci riporta e ci descrive fedelmente fasi di vita ed eventi che difficilmente oggi si potrebbero comprendere”. E la Dr.ssa Anna Quarzi direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara scrive: “Il diario del Morelli, nonostante sia un diario postumo, composto decenni dopo attraverso appunti e ricordi, non perde il suo fascino storiografico, ma anzi è testimone di una memoria ormai sedimentata e matura dell’autore. La vicenda esistenziale di Anselmo Morelli meritava una riflessione proprio perché incarna alla perfezione l’uomo che crede fermamente nel potere della scrittura e della cultura per risollevare la propria iniziale condizione di svantaggio economico familiare. Morelli infatti nasce in una povera famiglia che non può permettergli studi adeguati alle sue notevoli capacità. E Giovanni Raminelli, vista la sua lunga esperienza come dirigente scolastico e come storico, non poteva farsi sfuggire l’indagine su di un personaggio tanto interessante quanto emblematico. La penna di Raminelli è inconfondibile nel commento al diario dove, come in tutti i suoi altri lavori, emerge la tempra dello storico attento e scrupoloso che ha saputo negli anni dare nuova linfa alla storia locale”. Le vicende e le memorie di Anselmo Morelli sono trascritte e commentate con notizie, dati e spiegazioni che rendono il lavoro una tessera del mosaico diaristico che a livello nazionale, in questi anni, ha dato luogo, anche in tal modo, alla giusta commemorazione del centenario della Prima Guerra Mondiale. Il libro viene ufficialmente presentato a Berra il 9 novembre, nel teatro comunale, alle ore 9,30 e donato ai ragazzi delle scuole (V^ elementare e III^ media), che sono invitati a leggerlo e a produrre qualche lavoro per una migliore conoscenza della storia nazionale. Come autore, ritengo sia interessante l’aver riportato anche copie di lettere che il Morelli scriveva alla moglie dal fronte, alcune fotografie scattate in quegli anni, nonché una serie di dati che il Morelli annotò mentre prestava servizio nei reparti di sussistenza in relazione alla composizione delle dotazioni alimentari per i militari.

Giovanni Raminelli

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